L'attuale A.S.P. "S. Domenico" è nata come casa di riposo per anziani indigenti alla fine dell'800 a seguito della donazione dell'edificio sede dell'Ente da parte della Cassa di Risparmio di Depositi e Prestiti di Pescia.
Il 24.03.1901 l'allora Re d'Italia Umberto I° con proprio decreto eresse ad Ente Morale (I.P.A.B. Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza) il Ricovero di Mendicità "Vittorio Emanuele II°".
Successivamente negli anni ha più volte cambiato nome fino ad arrivare all'attuale "S. Domenico" negli anni '50.
Il Presidente della Regione Toscana, a seguito della L.R.T. 43/2004 sul riordino delle II.PP.AA.BB., con proprio decreto n. 176 del 11.10.2005 ha trasformato, a far data dal 01.03.2006, l'I.P.A.B. "S. Domenico" nella Azienda Pubblica di Servizi alla Persona "S. Domenico".
Nella più che centenaria vita dell'Ente il "S. Domenico" comunque ha sempre perseguito la mission originaria dell'assistenza delle persone anziane della città di Pescia, prima attraverso l'opera delle Suore della Congregazione Religiosa di "S. Giovanni dell'Apparizione" (fino agli anni '80), e successivamente con proprio personale dipendente laico.
L'edificio sede dell'A.S.P. si è sviluppato intorno all'ex convento delle Suore Teatine che ha avuto origine nel 1590 in seguito ad un lascito.
Nell'aprile del 1613 iniziano i lavori per la costruzione del convento e terminano nell'anno 1618. Nel 1673 in adiacenza al convento inizia la costruzione della chiesa dedicata a "San Domenico" su progetto dell'Architetto pesciatino Benedetto Orsi.
La chiesa di "S. Domenico" ha un chiaro impatto tardo barocco, che vede fondersi sobrietà e tipiche caratteristiche barocche, specie nella zona presbiteriale.
La semplice facciata (attualmente in fase di restauro) è caratterizzata da un portale d'ingresso delimitato da due colonne che sostengono un architrave con timpano spezzato, al centro del quale vi è un cartiglio.
L'interno è caratterizzato da un'aula sobria preceduta, secondo l'uso monastico, da uno spazio ribassato su cui grava il coro di clausura. L'altare maggiore barocco è reso fastoso dall'alternarsi dei colori dei vari materiali impiegati (bianco dei capitelli corinzi, rosso delle specchiature in finto marmo, giallo delle colonne in stucco).
L'altare custodisce un seicentesco "San Filippo Neri in estasi" commissionato a Carlo Maratta, sicuramente l'opera pittorica più importante del complesso ai lati del quale sono "San Pietro" e "Santa Caterina da Siena".
Sopra l'altare maggiore, il ciborio in legno dorato.
La costruzione del convento ingloba parte delle antiche mura cittadine, ancora in essere sul confine ovest.
Il convento rimarrà attivo fino alla metà del XIX secolo.